Barbara Tosi

Storica dell’Arte dell’Università di Firenze

Ha scritto di Cornelia Stauffer :

Galleria Altrimmagine, Bari, 1988

 

La più recente produzione di opere di Cornelia Stauffer ci introduce in un mondo in cui il reale è sopravanzato dalla pittura. Infatti, se con una certa facilità si possono individuare gli oggetti di quella rappresentazione: frutta, pane, cibo in genere, niente ci fa riconoscere, in quelle nature morte, l’aspetto di esse.

La forma e il colore del limone in realtà non appartengono più ad esso. Se da sempre la pittura ha avuto con il reale un vero rapporto di artificio, di pura menzogna rispetto a ciò che rappresenta, anche nelle forme più fedeli e suggestive, a proposito di natura morta basta pensare alle straordinarie pitture fiamminghe, in quanto nessuno ha mai potuto bere in quel bicchiere sentire l’aspro e fresco odore di quel limone etc…, ebbene, quindi, se questo è assodato, non è altrettanto certo quanto quelle forme siano dentro alla pittura, sopraffatte dalla stessa e, in quanto tali, non più che lontanamente oggetti, cose, bensì parti attive di quella straordinaria famiglia, che ha per parenti pennelli, colori e superfici.

Per il lavoro di Cornelia Stauffer il caso “natura morta” è solo un caso, di fatti al di là di ciò che si può riconoscere, nel quadro esiste la forma e le sue trasformazioni, il

colore e le paste, gli amalgama che lo compongono.

E’ questo uno dei modi della pittura che vive di sé, che al suo interno, nel suo crescere e nel suo articolarsi trae linfa vitale, alimento essenziale, ragione di essere. Forse non è un caso, forse non è poi così misconosciuto, forse è anche conscio che, se di alimento si tratta, parti di cibo siano la presenza costante sui quadri.

Da questo alimento si trae la forza, non solo per crescere, ma anche per esistere.

Trovare la strada della pittura nei meandri delle  fascinazioni che, come tranelli plastici, chimere estetiche, si propongono di volta in volta al pittore, non è certo semplice. Mantenere la distanza con quel minaccioso specchio di Narciso che sempre si può aprire sotto gli occhi del pittore è indubbiamente arduo. Per questo il permanere di un soggetto antico e provato come la natura morta, sebbene così personalmente eseguito, è una pratica di rigore, di forza, di azzeramento di campo, di scesa in lizza con pennelli in pugno, che desta interesse e che peraltro restituisce dei risultati.

E’ un lavoro silenzioso, quello di Cornelia Stauffer, ma che non produce silenzio, bensì fino ad ora ha prodotto opere.

bibliografia di Cornelia Stauffer